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Nucleare in Italia, ogni 14 mesi di ritardo nello smantellamento dei siti nucleari comporta un costo aggiuntivo di circa 150 milioni scaricato sulla bolletta elettrica

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Pagati 3,7 miliardi di euro con la bolletta elettrica per gestire la Sogin

Data: 5 giugno 2018 18:06

in: News dal Mondo

Federcontribuenti: "Nucleare in Italia, ogni 14 mesi di ritardo nello smantellamento dei siti nucleari comporta un costo aggiuntivo di circa 150 milioni scaricato sulla bolletta elettrica"

ROMA. Nucleare in Italia, ogni 14 mesi di ritardo nello smantellamento dei siti nucleari comporta un costo aggiuntivo di circa 150 milioni scaricato sulla bolletta elettrica. Sogin: l’opera di smantellamento delle ex centrali nucleari si sarebbe dovuto concludere nel 2010 e invece non è ancora nemmeno cominciato e ora si parla del 2036 con una spesa totale prevista pari a 10 miliardi di euro pagato sempre tramite una accisa in bolletta.

La Sogin ci costa 1,4 miliardi l’anno solo di funzionamento con i suoi 953 dipendenti e da 19 anni è tutto pagato con la bolletta della luce.

La SOGIN ( Società Gestione Impianti Nucleari) è la società dello Stato italiano responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani (decommissioning)] e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dalle attività industriali, di ricerca e di medicina nucleare. È stata costituita il 1º novembre 1999 in ottemperanza al decreto Bersani e a seguito del referendum del 1987. Nel 2000 le azioni di SOGIN vengono trasferite al MEF e le vengono conferite tutte le ex centrali nucleari e con d.l. del 15 febbraio 2010, n. 31 le viene affidata la responsabilità di realizzare e gestire il Parco tecnologico, comprensivo del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. Il costo totale sta per sfiorare i 10 miliardi di euro, sempre tramite una aggiunta nella bolletta della luce di tutti i cittadini. Passano gli anni e si accumulano i ritardi – ma cosa ha fatto nel frattempo la Sogin? -.

Perchè sia l’Autorità di vigilanza e sia il ministero dello Sviluppo non sono mai intervenuti sui gravissimi ritardi accumulati dalla Sogin e, per altro, pagati dai cittadini italiani?

Le attività di smantellamento sono finanziate tramite la componente A2 che troviamo come voce spesa sulle nostre bollette della luce.

La Sogin è una società in salute infatti i suoi bilanci chiudono sempre in attivo con utili.

Cosa prevede il parco di deposito nazionale delle scorie nucleari.

Il progetto si chiama Cemex: la costruzione di un impianto per la cementificazione dei rifiuti radioattivi liquidi.

La Sogin ha fatto sapere che «il Deposito Nazionale sarà un’infrastruttura ambientale di superficie», che «accoglierà definitivamente 75mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività. Di questi, il 60% proviene dallo smantellamento degli impianti nucleari e il restante 40% dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca che continueranno a produrre i rifiuti anche dopo l’entrata in esercizio del Deposito». La società precisa che per realizzarlo «è previsto un investimento complessivo di circa 1,5 miliardi di euro» e «la costruzione inizierà nel 2019 e sarà pronta per la fine del 2024. Avrà un esercizio di 40 anni, fino al 2065, quando sarà chiuso e inizierà il suo esercizio istituzionale di circa 300 anni».

Dove nascerà il Deposito Nazionale di rifiuti nucleari? Non si sa ancora ma è stato previsto un bonus per i sindaci collaborativi.

A partire dal 2019, però, come dichiarato da Sogin in Senato, inizierà a rientrare il combustibile da Inghilterra e Francia per la messa in sicurezza attraverso la tecnica del riprocessamento. Poiché il deposito non sarà pronto, dove verrà stoccato questo materiale? Far riprocessare questo combustibile in Francia e in Inghilterra ha comportato un notevole esborso di denaro pubblico: una media di 60 milioni di euro l’anno.

Si ricorda al riguardo che la componente tariffaria A2 della bolletta elettrica è destinata alla copertura dei costi per lo smantellamento delle centrali nucleari.

L’ammontare complessivo annuo del contributo è definito mediante la determinazione di aliquote della tariffa elettrica per un gettito complessivo pari a 0,015 centesimi di euro per ogni kwh prelevato dalle reti con aggiornamento annuale sulla base degli indici ISTAT dei prezzi al consumo.

 

http://www.ilcittadinoonline.it/news-dal-mondo/pagati-37-miliardi-euro-la-bolletta-elettrica-gestire-la-sogin/

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 08 Giugno 2018 12:18 )

 

LE RAGIONI DEL NO

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Produce semplificazione?
NO, moltiplica fino a dieci i procedimenti legislativi e incrementa la confusione

Amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini?
NO, triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare

Supera il bicameralismo?
NO, lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato

È una riforma innovativa?
NO, conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie, private di mezzi finanziari.

Diminuisce i costi della politica?
NO, i costi del Senato sono ridotti solo di un quinto e se il problema sono i costi perché non dimezzare i deputati della Camera?

È una riforma chiara e comprensibile?
NO, è scritta in modo da non essere compresa

IL 4 DICEMBRE 2016 VOTA NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE
Questa è una riforma che non riduce i costi, non migliora la qualità dell'iter legislativo, ma scippa la sovranità dalle mani del popolo! 

Diciamo NO allo scempio della Costituzione attuato attraverso una riforma che sottrae poteri ai cittadini e mortifica il Parlamento! 

Diciamo NO alla legge oltraggio che, calpestando la volontà del corpo elettorale, instaura un regime politico fondato sul governo del partito unico!

Salvaguardare la democrazia oggi, è garantire la propria libera voce domani!

 

Indagine di Greenpeace su Fukushima

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21.07.2015 
Greenpeace International

La contaminazione radioattiva nelle foreste e nei terreni di Iitate, distretto della prefettura di Fukushima, è così estesa e a livelli ancora così alti che per i residenti sarà impossibile tornare alle proprie case in sicurezza. Lo rivela oggi un’inchiesta di Greenpeace Giappone.

Questa scoperta getta un’ombra sulla decisione del governo giapponese, annunciata lo scorso 12 giugno, di revocare l’ordine di evacuazione delle aree contaminate entro il marzo 2017 e le compensazioni per i residenti entro il 2018. Due misure che rischiano di spingere le vittime a tornare in aree ancora gravemente inquinate.

«Il primo ministro giapponese Abe vorrebbe far credere ai cittadini che il programma di decontaminazione in corso a Fukushima riporterà la radioattività a livelli accettabili, consentendo alle persone evacuate di tornare vivere nelle loro case. Ma si tratta di una politica destinata al fallimento. Le foreste di Iitate sono un’enorme riserva di radioattività che resterà un pericolo diretto e una sorgente di potenziale ricontaminazione per secoli. La completa decontaminazione è impossibile», afferma Jan Vande Putte, esperto in radioprotezione di Greenpeace Belgio. «Forzare i risedenti a tornare in aree insicure e altamente radioattive è una decisione tutta politica, presa per ragioni economiche, che non poggia su dati scientifici e non si cura della salute pubblica».

L’indagine di Greenpeace dimostra infatti che gran parte del distretto di Iitate, dove la radioattività si è per lo più depositata su colline e montagne coperte di foreste, non potrà mai essere completamente decontaminata. Il distretto di Iitate, che si estende per più di 200 chilometri quadrati, si trova tra 28 e 47 chilometri a nordest della centrale nucleare di Fukushima Daiichi ed è una delle aree maggiormente contaminate dall’incidente del marzo 2011.

Persino nelle poche aree bonificate intorno alle abitazioni e lungo le strade, i livelli della radiazione sono ancora inaccettabili. Questo dimostra che il programma di decontaminazione non è in grado di ridurre in misura significativa la radioattività, che resta a livelli troppo elevati e pericolosi per consentire il rientro dei residenti. Persino nei terreni bonificati, Greenpeace ha misurato valori di radioattività superiori a 2µSv/h, equivalenti a una dose annuale di radiazioni di oltre 10mSv, dieci volte la dose consentita per il pubblico.

 

REFERENDUM 17 APRILE 2016 VOTIAMO SI

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Appello di Giorgio Nebbia Non più bombe nucleari !

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Non più bombe nucleari
 

Nei giorni 8 e 9 dicembre 2014 si è svolta a Vienna la Conferenza sull’impatto umanitario delle armi nucleari, alla fine della quale l’Austria, paese ospitante, ha proposto a tutti i paesi di firmare un “Impegno”, l’“Austrian Pledge”, di colmare il vuoto giuridico che ancora impedisce il divieto e l’eliminazione delle armi nucleari.

 All’invito hanno aderito finora 75 stati, fra cui la Santa Sede, San Marino e alcuni altri paesi europei. Non l’Italia. Chiediamo ad alta voce che anche l’Italia aderisca a tale “Impegno” e si attivi, nell’ambito della conferenza sulla vetrifica dell’attuazione del Trattato di non proliferazione nucleare (New York, 27 aprile—22 maggio 2015), perché vengano concretamente avviate le procedure previste dall’”Articolo VI” di tale trattato che impone ai paesi firmatari, fra cui l’Italia, l’obbligo di prendere iniziative per arrivare al disarmo nucleare “generale e completo”, “una volta per tutte”.

 L’obbligo del rispetto di tale “Articolo VI” è ribadito anche nella sentenza del 8 luglio 1996 della Corte Internazionale di Giustizia che ha riconosciuto la illegalità dell’uso e della minaccia di uso delle armi nucleari.

Vittorio Agnoletto, Edy Paola Arnaud, Maria Cristina Bartolomei, Piero Basso, Felice Besostri, Franco Calamida, Enzo Ferrara, Roberto Fieschi, Teresa Isenburg, Giorgio Nebbia, Lidia Menapace, Gianni Novelli, Elena Paciotti, Silvano Piccardi, Pier Paolo Poggio, Guido Pollice, Giovanna Ricoveri, Erica Rodari, Salvatore Senese.

 Per ulteriori adesioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

 

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